20 luglio 2010

Il disonore delle tasche piene di dolore altrui

Archiviato in: Riflessioni — Tag:, — Inchiostro @ 10:26 am

di Vincenzo Andraous

Schiave, violentate, uccise, donne raccattate qua e là, senza un briciolo di umana desolazione, dietro la disumanità del potere,  del dominio, della forza che afferra, prende e getta via, come fanno quegli uomini che non hanno commozione agli occhi del cuore, solamente disonore dalla pancia alle tasche piene di dolore altrui.
Donne ridotte a cose, che stanno alla catena con le caviglie legate, con le palpebre abbassate, con il cuore strappato, dentro una bugia travestita di domani che forse non ci sarà.
Donne prese per il bavero, scaraventate ai bordi delle strade, lasciate lì a invecchiare dentro una minaccia, un insulto, un colpo di taglio, donne a morire senza proferire parola, lamento, una preghiera inascoltata.
Donne di tutti i colori del mondo che non esistono più, donne nel solo colore del fondo, dove tutti gli uomini dovrebbero saper guardare per non consentire ulteriore degrado umano. (continua…)

6 luglio 2010

Soluzione dei giochi di Inchiostro Simpatico n°103

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, — Inchiostro @ 12:08 pm

de La Redazione

Come promesso, pubblichiamo le soluzioni dei giochi pubblicati nel numero simpatico di questo mese.

Purtroppo abbiamo notato in ritardo due errori nel cruciverba. Riportiamo qui sotto le correzioni

31 verticale: manca il testo - il testo mancante è: Sinonimo di messaggio

30 orizzontale: Testo sbagliato - il testo corretto è: Radicale derivato dall’acido acrilico


E ora le soluzioni complete ai rebus e al cruciverba!

soluzione

Soluzioni Rebus

1° sessi-one-e-stivali-n-cubo

ovvero: sessione estiva: l’incubo

2° maria-stella-gel-mini-via-dalla-universi-tà

ovvero: Mariastella Gelmini via dalla università

3° me-nota-s-sea-l-lost-u-dente

ovvero: meno tasse allo studente

Quando giungerà il tempo di riparare

Archiviato in: Italia, Riflessioni, Uncategorized — Tag:, — Inchiostro @ 9:05 am

di Vincenzo Andraous

Per superare la “non-raccontabilità” del carcere italiano occorre avere più coraggio per ciò in cui si crede, per non lasciare inalterata questa condanna aggiunta ingiustamente alla condanna da scontare, affinché l’uomo che convive con la propria pena colga il senso di ciò che si porta dentro.
Chi sbaglia e paga il proprio debito con decenni di carcere (quando giungerà il tempo di sostituire quel verbo “pagare” con “riparare” sarà sempre troppo tardi), attraversa davvero tempi e contesti di un lungo viaggio di ritorno, lento e sottocarico.
Non c’è più l’uomo sconosciuto a se stesso, ma uomini nuovi che tentano di riparare al male fatto, con una dignità ritrovata, accorciando le distanze tra una giusta e doverosa esigenza di giustizia per chi è stato offeso, e quella società che è tale perché offre, a chi è protagonista della propria rinascita, opportunità di riscatto e di riparazione.
Continuare a parlare del carcere che ancora non c’è, del carcere che occorre quanto meno migliorare, è obbligante non solo per l’uomo detenuto, ma anche e soprattutto per la ricerca di una Giustizia giusta ed equa, una Giustizia che è anche perdono e che comprenda un granello di pietà, perché la pietà non è mai un atto di debolezza.
Questo mondo penitenziario deprivato di ruolo, di scopo, di utilità, è ridotto così perché è il risultato creato e prodotto dal sistema? Quale sistema? Il sistema per cui qualcuno pensa che per risolvere il problema della devianza, basta mettere in prigione il delinquente e gettare via la chiave, tutto è risolto? Il sistema che esclude, e conclude in noi stessi, la non volontà a recuperare la persona con un impegno reale e coerente? (continua…)

24 giugno 2010

Alumni&Partners Event 2010

Archiviato in: Lavoro, Pavia — Tag:, , — Inchiostro @ 9:00 am

de La Redazione

AIESEC Pavia ha il piacere di presentare “Alumni&Partners Event 2010″, un’occasione di confronto con i rappresentanti di diverse realtà lavorative che ci daranno il loro punto di vista sul tema del valore aggiunto:
cos’é quella marcia in più che serve a un laureato per differenziarsi all’ingresso del mondo del  lavoro?
Cosa cercano le aziende nei giovani neolaureati?
Rappresentanti di aziende ed ex-membri del Comitato di AIESEC Pavia già inseriti nel mondo del lavoro ci daranno consigli e condivideranno con noi la loro esperienza.
Non mancate!
Venerdì 25 giugno, alle 9:30
presso l’Aula Delle Colonne
(Sede della Provincia di Pavia, Piazza Italia 5)

23 giugno 2010

Al Festival del Ticino, Italia-Germania 4-3 (quarant’anni dopo)

I pensieri e i ricordi di Nando dalla Chiesa e Karl-Heinz Schnellinger

a cura di Stefano Sette

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Venerdì 18 e sabato 19 giugno, in occasione del Festival del Ticino 2010 promosso dal Comune di Pavia, è stata ricordata la semifinale del Campionato mondiale di calcio 1970 tra Italia e Germania Ovest, vinta dall’Italia per 4-3 dopo i tempi supplementari, e passata alla storia come “La partita del secolo”.

Quell’incontro è rimasto nella memoria dei tifosi italiani (e anche dei tedeschi) poiché la nazionale azzurra veniva da diverse eliminazioni al primo turno (l’ultima fu quattro anni prima contro la Corea del Nord), la stampa italiana, fino alla semifinale, la definì una nazionale di abatini in grado da non poter competere contro la potentissima Germania, all’interno della stessa spedizione si era alla prese con la staffetta tra Sandro Mazzola, che partì titolare, e Gianni Rivera, entrato all’inizio del secondo tempo, e si giocava a 2000 metri d’altura con 28°, in un Mondiale ricordato come il primo in cui si potevano effettuare le sostituzioni e il primo in cui venivano utilizzati i cartellini. L’Italia pagò in parte gli sforzi della semifinale quattro giorni dopo, in finale contro il Brasile perdendo 4-1, e al ritorno in patria la squadra fu accolta dai tifosi con il lancio di pomodori.

All’evento erano presenti molti ospiti, tra cui Bruno Pizzul, ex telecronista RAI, Gianfelice Facchetti, attore teatrale e figlio dell’ex capitano azzurro, che ha recitato un monologo sulla partita, Giampaolo Ormezzano, all’epoca direttore di “Tuttosport” e oggi editorialista de “La Stampa”, Nando dalla Chiesa, professore di Sociologia economica all’Università di Milano, sottosegretario al Ministero dell’Università e Ricerca durante il secondo governo Prodi e autore del libro “Quattro a tre. Italia-Germania, Storia di una generazione che andò all’attacco e vinse (quella volta)”, e Karl-Heinz Schnellinger, giocatore tedesco autore del gol dell’1-1 che portò la partita, fino a quel momento noiosa, ai tempi supplementari.

Inchiostro è riuscito a intervistare Nando dalla Chiesa e Karl-Heinz Schnellinger poco prima dell’inizio della conferenza, e ne è scaturito un colloquio breve ma significativo che riportiamo qui sotto.

Nando dalla Chiesa

Inchiostro: Come mai è più ricordata dai tifosi italiani la semifinale di Città del Messico, rispetto alla finale di Madrid di dodici anni dopo?

Nando dalla Chiesa: Perché ha avuto una combinazione chimica, irripetibile, che l’ha resa diversa da tutte: la partita che si svolge a mezzanotte con le finestre aperte, che per la prima volta vede festeggiare andando in piazza con le macchine, non si era mai fatto e nessuno sapeva come  festeggiare. Ci sono tante cose come le donne che fanno il tifo per la prima volta.

Negli anni’90 la FIFA aveva introdotto la regola del golden gol: se fosse stata introdotta nel 1970, la Germania avrebbe vinto 2-1 e “La partita del secolo” sarebbe rimasta una gara qualunque.

L’ho detto tante volte, era una regola sciagurata, una pazzia, come tante se ne fanno nel calcio, e anche nella vita pubblica quando bisogna fare le riforme. Era una regola assurda perché toglieva la possibilità della rimonta. (continua…)

14 giugno 2010

I “primi passi” verso l’eresia digitale

di Giacomo Onorati

Di fronte al progresso delle comunicazioni, oggi chiunque è in grado di diffondere immagini e informazioni intempi ridotti, condizione che ha condotto al fenomeno del giornalismo partecipativo. Tuttavia, anche la stessa rete, come spazio di libera espressione, è sottoposta ad una duplice minaccia: da una parte lo strapotere degli intermediari (come i portali di ricerca), dall’altra la mancanza di punti saldi e di regole di comportamento da parte degli stessi cittadini del web.

Solamente un approccio “eretico”, che metta in discussione i dogmi del giornalismo e di internet, potrà salvare entrambe le realtà. Questa è la tesi sostenuta da Massimo Russo e Vittorio Zambardino, giornalisti per Kataweb e Repubblica, autori del libro Eretici Digitali (edito da Apogeo, ma anche liberamente consultabile su www.ereticidigitali.it), risultato finale di un manifesto in dieci punti, ampliato da un processo di conversazione aperto a tutti, orientato all’analisi realistica dei meccanismi della rete e alla formulazione di nuovi modelli di cambiamento.

Nell’ambito del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, questa spinta propulsiva è stata tradotta nel premio giornalistico “Eretici digitali 2010″, un riconoscimento per gli autori di inchieste giornalistiche che hanno saputo sfruttare le potenzialità della rete in termini di multimedialità e modalità di realizzazione.

In quest’edizione del premio, ben due sono stati i progetti vincitori ex aequo: After Jugo -Sarajevo the life of a generation- di Marco Pavan e ELEVEN Catania, inchiesta collettiva a 11 voci, coordinata da Step1, il periodico telematico realizzato dagli studenti dell’Università di Catania. Il lavoro dei ragazzi di Catania, visibile su www.step1.it, ha colto gli aspetti principali della filosofia “eretica”, presentando un dossier, realizzato in appena sette giorni, che fonde linguaggi comunicativi diversi (filmati, foto gallery, audio).

I redatori di Step1 ritirano il premio giornalistico "Eretici digitali 2010"
I redattori di Step1 ritirano il premio giornalistico “Eretici digitali 2010″.

(continua…)

11 giugno 2010

Né bianco né nero: sarà un Mondiale vero!

Archiviato in: Interviste, Sport — Tag:, , , — Giacomo @ 10:00 am

Intervista a Paul Bakolo Ngoi

a cura di Simone Lo Giudice e Stefano Sette

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Oggi inizia il mondiale di calcio sudafricano, un evento che segna un momento storico per un intero continente, oltre che per il paese ospitante. Come anticipato sull’ultimo numero, vi proponiamo il testo completo dell’intervista a Paul Bakolo Ngoi, scrittore e mediatore culturale congolese attivo anche come giornalista freelance; ha collaborato con Il Giorno e Il Giornale, per il quale ha seguito le partite di Germania 2006.


“Ciao Paul!”. Gli diamo rigorosamente del “tu” sin dall’inizio, perché lui pretende questo. Prima barriera abbattuta. Adesso proviamo ad infrangere la seconda: prendiamo per mano l’Africa e tentiamo di farle guardare negli occhi l’Europa. Siamo in tre, seduti intorno a un tavolo nero come il continente eletto. Siamo scissi in due parti: il corpo in Italia e la mente in Africa. Paul ha seguito tanti Mondiali nella sua carriera, ma uno così non lo ha mai visto. Si è quasi dimenticato delle sue origini congolesi. Perché oggi si sente soprattutto africano. Qua il goniometro e parliamone a 360°: retaggi del Colonialismo, situazione in Sudafrica, attentato in Angola e qualche pronostico sull’erba. Sarà un mese abbagliato da una luce nuova in terra sudafricana, la casa dell’etnicità arcobalenica. Al bando la ruotine europea, ma occhio a non scadere nella retorica africana. Né bianco, né nero: sarà un Mondiale vero!

Inchiostro - L’inno ufficiale di Sudafrica 2010 è This time for Africa. L’Africa ospita una competizione che “ha già vinto”?  Il riferimento è a Francia 98, alla spina dorsale transalpina fatta da cromosomi africani: dall’algerino Zidane al ghanese Desailly fino al senegalese Vieira. Che valore attribuire ai retaggi del Colonialismo?

Paul Bakolo Ngoi - Sì è vero, però se andiamo a vedere bene notiamo che la spina dorsale è africana non solo nello sport, ma anche nella società in generale… non a caso si dice che l’Africa è la culla dell’umanità. Tornando a quello che ci riguarda nel pallone, ci sono Paesi che hanno questo passato coloniale: la Francia, il Belgio, l’Inghilterra hanno una forte presenza di giocatori africani sia a livello delle loro Nazionali che dei Club. Però, parlando per esempio di Zidane, parliamo di un francese… alcuni di questi atleti hanno origine africana però in Africa hanno vissuto pochi anni e poi sono andati via. Desailly, se la madre non avesse sposato questo signore francese non sarebbe mai arrivato in Francia. Zidane gioca per la Francia: lui è francese di origine algerino. Potremmo fare lo stesso discorso per Nicolas Sarkozy, che è francese anche se i suoi genitori non lo erano in tutto e per tutto.

Nel 2001 la FIFA decide di assegnare i Mondiali dal 2010 in poi a rotazione tra i vari continenti, a partire dall’Africa. Nel 2004 ci sono quattro proposte in lizza: la candidatura congiunta di Libia e Tunisia viene respinta, nessun voto per Egitto, 10 voti per Marocco, 14 voti per Sudafrica che si aggiudica l’organizzazione. Ma l’Africa ospiterà il Mondiale nello Stato africano “più bianco” del continente?

Sì, qualcuno lo ha letto così: l’assegnazione del Mondiale al Sudafrica in realtà non è all’Africa, ma a quella parte bianca nostalgica dell’Africa. Ma in realtà no, perché il Mondiale sudafricano è proprio il contrario di tutto questo. È la vittoria di Nelson Mandela e di Frederik Willem de Klerk, l’uomo che ha abolito l’apartheid. Non è un Mondiale organizzato in una terra dei bianchi, perché il Sudafrica è una “rainbow nation”, una “nazione arcobaleno” abitata da persone di diversi colori. Si parla molto delle maggioranze, cioè neri e bianchi, mentre si parla poco delle minoranze. Anche se alcuni Paesi occidentali non volevano che il Mondiale andasse all’Africa, credo che sia stata una bella vittoria. Blatter in prima persona è da felicitare. Io sto con lui.

(continua…)

10 giugno 2010

Intervista a Matteo Marani

di Stefano Sette

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In Italia, a differenza degli altri Paesi europei in cui si è evoluto il calcio, manca una vera e propria storicizzazione di questo sport. Mentre in Francia e in Spagna il calcio è studiato attraverso scritti di storici o frammenti audio, in Italia c’è poco o nulla, se non per l’ultimo ventennio scorso. Matteo Marani, direttore del “Guerin sportivo” e autore del libro “Dallo scudetto ad Auschwitz” ci ha spiegato perché esistono queste differenze tra il nostro Paese e il resto d’Europa, oltre a giustificare il motivo per cui negli stadi italiani c’è sempre meno pubblico.

Inchiostro: Si è parlato di storicizzazione del calcio in Italia: la sua assenza è dovuta al fatto che il Fascismo va rinnegato per ciò che rappresenta (e sotto questo regime lo sport era fondamentale) oppure è dovuta ad altri motivi?

Matteo Marani:Credo che il primo motivo sia quello. Lo notiamo se facciamo un breve excursus storico: nel Dopoguerra il calcio viene visto come uno strumento per stato fascista. In un’Italia che voleva cancellare quella pagina, la risposta fu quella di rimuovere lo studio storico del calcio, non il calcio in quanto tale, che comunque rimane un fenomeno di seguito popolare. Poi credo che nella seconda parte ci sia un problema di storia sociale: mentre essa si è sviluppata in altri Paesi (soprattutto in Francia) e c’è stata attenzione ai fenomeni sociali di costume, tra cui il calcio, in Italia si è rimasti ancorati ad una storia più politica o economica, non culturale, e questo credo che abbia segnato il ritardo. Per esempio oggi il più importante storico sul calcio si chiama Pierre Lanfranchi ed è un francese, in Italia abbiamo poco o nulla. Credo che ciò sia determinato da queste due scelte. (continua…)

9 giugno 2010

Oltre l’indifferenza

Archiviato in: Giovani, Riflessioni, libri — Tag:, , — Inchiostro @ 1:56 pm

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La Redazione

Domani, giovedì 10 giugno, alle ore 21.00, presso il Salone del Terzo Millennio della Casa del Giovane di Pavia, si svolgerà la presentazione del libro di Vincenzo Andraous “Vittime e carnefici, tutti intorno stanno gli indifferenti-Nella società io vinco e tu perdi, non si fanno prigionieri (edizioni Casa del Giovane), incentrato su temi quali il bullismo, l’abuso di sostanze e l’utilità sociale della pena e del carcere.

Proprio di questi argomenti si discuterà durante l’incontro di presentazione, coordinato da Anna Castoldi, Presidente della Consulta Comunale del Volontariato Pavia, e che vedrà la partecipazione di:

Vincenzo Andraous Autore e Counselor Casa del Giovane

Don Arturo Cristani Responsabile Unità Comunità Casa del Giovane

Don Dario Crotti Direttore Caritas Diocesana

Dott. Cesare Beretta Presidente Sezione Penale del Tribunale di Pavia

Dott Alberto Cazzulani Presidente Coop. Il Giovane Artigiano – C.D.G.

Pinuccia Balzamo Presidente Centro Servizi Volontariato di Pavia

La politica del muro

Archiviato in: Giovani, Pavia, Riflessioni — Tag:, — Inchiostro @ 9:39 am

di Mauro Del Corno

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NOTA DI REDAZIONE: L’articolo appartiene al numero 102 di Inchiostro andato in stampa lo scorso 28 marzo. Perciò è aggiornato fino a questa data.

Quando si innalza un muro per non vedere, sentire, dialogare, non è mai positivo; Barattolo compreso (a meno che non si parli di speculazione edilizia, che in quel caso è positivo per gli speculatori). Come se l’atto materiale di costruire un muro possa mettere a tacere per sempre gli animi e le voci che, del Barattolo, ne hanno fatto un “quartiere sociale”.
La giunta comunale ha insistito sulla parola “illegalità”, come se la vera illegalità a Pavia fosse un gruppo di giovani volenterosi appassionati ad attività come il doposcuola per stranieri, come il riciclaggio di bici usate e anche come incentivare giovani a discutere di politica, soprattutto quella locale.
Un muro. Questo è il massimo sforzo adottato dalla giunta comunale nei confronti del Barattolo e delle sue numerose realtà. Più di una volta il Sindaco Cattaneo, il Vicesindaco Centinaio e vari assessori hanno affermato che hanno tentato il dialogo con i membri del Barattolo, ma senza andare in contro alle loro proposte. Infatti la proposta del comune era quella di firmare una convenzione capestro nella quale non si poteva fare riunioni politiche, non si poteva fare concerti, non si poteva vendere alcolici, chiusura serale del locale; insomma, una serie di proibizioni che praticamente avrebbe portato l’attività del Barattolo alla paralisi totale. È comprensibile perciò la rabbia del Barattolo che si vede sfrattato dopo 13 anni dalla sua casa, per giunta senza preavviso e senza rispetto per le attrezzature lasciate al suo interno. Infatti, il comune ha avuto la brillante idea di fare lo sgombero senza preavviso circa dieci giorni prima rispetto alla data annunciata. Sgombero fatto il 4 maggio alle 8:00 mentre diluviava. E così, col totale disprezzo, vennero portati fuori e messi sotto la pioggia vari apparecchi elettronici: computer, impianti audio e impianti luce. Inevitabili i danni, successivamente denunciati dal Barattolo con richiesta di risarcimento.
Lo sgombero, il muro, non ha fatto nient’altro che spostare verso il centro storico ciò che il comune considera illegale. (continua…)

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